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La promessa del mare al Teatro Le Sedie

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novembre 30, 2014 di mariacuonocommunication

Yavan WoldeLunedì 1 dicembre, alle ore 21:00, al Teatro Le Sedie. Labaro, in occasione della XII Edizione della Festa d’Africa Festival, sarà in scena LA PROMESSA DEL MARE, tratto dalla Sirenetta di Hans Christian Andersen, di Matteo Festa, regia di Emanuela Ponzano con Yavan Uolde.

La paura dell’altro, del diverso.
Mai come oggi, nel mondo e in Italia in particolare, le antiche tematiche della paura della diversità,della xenofobia riemergono e riprendono ampiamente posto nelle menti e nei fatti all’inizio di questo nuovo millennio.
Il timore per il diverso, diverso di religione, razza o nazionalità, non significa necessariamente razzismo. Avere timore o paura non significa considerare inferiore ma a volte questa sensazione si sfocia in una vera e propria intolleranza e discriminazione nei confronti dell’oggetto della propria paura.
L’Italia è terra di profughi si sa ed è sempre stata per molti africani o albanesi, moldavi un paese ricco a cui aspirare o una porta d’accesso per l’Europa.
“Come attrice e regista mettere in scena uno spettacolo a Teatro oggi in Italia – dichiara Emanuela Ponzano – in questo periodo di annullamento della cultura e di difficoltà sociali e economiche e di grande crisi politica, mi è sembrato necessario e più che evidente, parlare del nostro paese. Il teatro rimarrà sempre l’agorà, il luogo dove possono essere svelati archetipi,maschere,simboli che riflettono la nostra società. Ed è per questo che mi sono ricordata della FIABA. un classico di tutti, nei nostri ricordi d’infanzia ma anche la forma più primitiva del racconto,per non dire la più bella prima di andare a dormire o intorno al caminetto per riscaldarsi, sperare, perpetuare la fantasia ma anche per informarsi e tramandare fatti e verità.
La Fiaba come metafora utile alla lettura del tempo presente.
Ecco il mio punto di partenza per la creazione dello spettacolo “Andersen – Fiabe che non sono favole” andato in scena a Roma al Teatro Vascello in prima nazionale a fine marzo 2011 e al Fabbricone di Prato a marzo 2014. Proprio un autore classico e quindi universale come Hans Christian Andersen, attraverso le sue fiabe, non certo per bambini anzi, piene di immaginazione ma tutt’altro che rassicuranti e consolatorie ma basate su una denuncia della realtà cruda e sociale del suo tempo poteva essere lo strumento più giusto per far riemergere i miti di ieri e quindi anche di oggi come la povertà, il potere o l’eterna paura del diverso. Queste storie non cambieranno mai?
La fiaba della “Sirenetta” ma anche quella del “Brutto Anatroccolo” in ANDERSEN 2014 esprimono al meglio l’aspetto xenofobo di oggi. L’attore che interpreta la sirenetta, Ismaila Mbaye, è un uomo, il cambio del sesso infatti è stata una scelta artistica e registica che permette di far emergere il senso e il simbolo della storia di Andersen, più che quello della trama. L’attualizzazione e l’adattamento oggi in Italia sono andati subito quasi senza pensarci sugli sbarchi di questi uomini africani a Lampedusa o a Rosarno”.

Non la sirenetta di Walt Disney ma quella di H.C. Andersen che è un grandissimo atto di coraggio per amore sacrificando la propria lingua, la propria voce per ottenere in cambio dalla strega delle gambe; ma anche la sirenetta nostra, di oggi che per cercare libertà, lavoro lascia con dolore la propria terra, famiglia affrontando il Mare e rischiando anche e purtroppo troppo spesso la morte. In scena l’attore canta una ninnananna africana del Senegal, che permette di ricordare da dove viene, come una canto di sirena che non muore mai. un canto melanconico che racconta di una dignità spesso perduta sulle nostre coste mediterranee ma pieno di ogni speranza.

Come scrive Matteo Festa, l’autore della trasposizione della fiaba La sirenetta dal titolo “La Promessa del mare”: “Il personaggio del sirenetto è un uomo in fuga da un paese in
guerra. Giunto sulle coste italiane su un barcone di clandestini, trova lavoro come bracciante. Nonostante abbia visto morire alcuni dei suoi compagni di viaggio, è pieno d’entusiasmo, perché pensa di essere finalmente in un posto “ricco e giusto”. È in riva al mare e sta aspettando il prossimo barcone della speranza, che trasporta suo fratello. Insieme, tempo addietro hanno salvato la vita a un soldato italiano, in missione nel loro paese. E questi, per sdebitarsi, ha offerto loro un lavoro nella pizzeria di famiglia. La “Promessa del mare” – Il sirenetto è una riflessione sull’accoglienza e sulla speranza. Le “sirene” sono i migranti visti dalla terraferma, che si ergono dall’acqua dalla vita in su. Il nostro sirenetto è un inguaribile ottimista: ha visto i suoi compagni di viaggio morire, ma è sicuro che suo fratello ce la farà. Vorrebbe avere i soldi per sposare l’infermiera del centro di accoglienza, ma riescono a malapena a capirsi. Canta nella sua lingua una ninna nanna dolce e melodiosa, con la quale si dà coraggio. Racconta i suoi sogni, la nostalgia per la sua terra e i suoi affetti. E di come, nei limiti estremi del cuore, non si abbia bisogno di parole per comprendersi”

Tra critica e fascinazione, tra politica e fantasia, ANDERSEN 2014 ruota intorno al racconto d’infanzia e l’impatto duro e crudo dell’era contemporanea, della realtà italiana che offusca la creatività e l’immaginazione. La promessa del mare di ANDERSEN è prima di tutto un viaggio all’interno di un mondo, il nostro, quello dei sempre più poveri e dei sempre più ricchi, quello del materialismo e della televisione che annienta gli ideali, la conoscenza e il libero pensiero ma anche quello che restituisce i pensieri di oggi e le paure di tutti.

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