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La slitta, recensione di Francesco Mattana

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febbraio 1, 2016 di mariacuonocommunication

la slittaC’è del talento visionario in Emanuela Ponzano. E c’è l’assorbimento maturo, consapevole dei nomi tutelari Pirandello, Bergman, Strindberg. “La slitta” è un corto che porta a termine il compito non facile di scandagliare l’animo dei bambini; che riesce a penetrare nel loro universo onirico fatto di sogni semplici e complessi nel contempo. Perché da sempre gli adulti hanno la cattiva abitudine di liquidare frettolosamente le fantasie dei più piccini, ma per fortuna c’è anche chi come Emanuela, con la sua sensibilità, dà ai bimbi quello che è dei bimbi, ovvero l’intelligenza creativa e spiazzante. “La slitta” è un romanzo di formazione. Narra del piccolo Alfred che vive in mezzo alle montagne con un padre ottusamente xenofobo e una madre che, pur consapevole di quanto instillare il germe dell’intolleranza sia una scelta sbagliata, non riesce per debolezza a imporsi sui metodi educativi del marito. Alfred ha un desiderio: spaccare in mille pezzi la campana di vetro nella quale, suo malgrado, i suoi lo hanno obbligato a stare. Ha intuito che il mondo è fatto di molto altro, e dentro il suo cuore scalpita la voglia di buttarvisi dentro. Ci sono alberi, fuori da quella casa isolata in cui abita, che lo emozionano e lo inquietano insieme, ma l’inquietudine non lo blocca, anzi lo esalta. Quando finalmente prende il coraggio a due mani e si avventura tutto solo nel bosco, a un certo momento del percorso fa una scoperta ancora più importante: che oltre alla bellezza della natura, c’è anche la bellezza di diventare amico di un bambino proveniente da un’altra etnia, da un’altra cultura. E insieme, indipendentemente dal luogo in cui sono nati, possono provare la comune ebbrezza di salire su una slitta, e sentirsi come al luna park. Un romanzo di formazione, dunque. Perché non sappiamo a fine film se i suoi genitori acquisiranno una consapevolezza nuova, mentre possiamo testimoniare, come spettatori, che Alfred è passato dal giogo al gioco. E dunque ha fatto un grossissimo passo in avanti nella sua vita. Una bella storia, che la regista ha cresciuto con amore, come si fa con le creature alle quali si vuole veramente bene. Sono anni che gliene sento parlare, e ora eccola qui “La slitta”, un gioiellino da vedere e rivedere. Kaos è il nome del progetto artistico che da anni Emanuela porta avanti. C’è dentro in questo Kaos cinema, teatro, musica, arti figurative. Emanuela e i suoi sodali, beati loro, hanno il dono del caos dentro di sé. E in questo modo, direbbe Nietzsche, generano delle stelle danzanti. “La slitta” è una di esse.

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