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Intervista a Gennaro Francione

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settembre 2, 2019 di mariacuonocommunication

Gennaro Francione interverrà al convegno sulla criminologia dinamica che si terrà martedì 17 settembre alla Cassazione di Roma. Il magistrato, scrittore, drammaturgo, attore e regista, in prossimità di tale evento ha rilasciato un’intervista a Maria Cuono Communication.

Giudice Francione ci parli un po’ di lei

Sono un  magistrato di Torre del Greco e vivo a Roma. Scrittore, drammaturgo, attore e regista di teatro internazionale ho rappresentato in Italia e all’estero  mie opere teatrali,  indicato dal Centro Ugo  Betti come il naturale erede del giudice drammaturgo Ugo Betti.

Membro Accademico dell’Internationale Burckhardt Akademie, ho fondato l’EUGIUS (Unione Europea dei Giudici Scrittori) ma anche le Avanguardie del Diritto  per creare una nuova generazione di magistrati creativi, i quali non solo applichino la legge ma la Giustizia e in questo pronti a recepire le novità “rivoluzionarie” dell’esegesi a favore dell’Uomo Debole secondo i principi dell’art. 3, 2° co. Costituzione.

Come combattere la criminalità

Per combattere la criminalità prima dobbiamo rivoluzionare la giustizia  e i suoi metodi.

La mia progettazione di una giustizia nuova mi ha portato a fondare il MOVIMENTO PER IL NEORINASCIMENTO DELLA GIUSTIZIA (MOV.RIN.GIU).

Il primo Rinascimento fu rappresentato dall’Illuminismo che, stroncata virtualmente la giustizia disumana degl’inquisitori, gettò i semi per una rivoluzione di Temi ancora in attesa di essere realizzata col nostro secondo Rinascimento. Emblematico è che ancor oggi si svolge il processo indiziario col rischio di condannare innocenti, sovvertendo la massima di Voltaire: “È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente”.

E, quanto al carcere, gli attuali lager restrittivi definiti eufemisticamente alberghi (8 persone in una cella) tradiscono il principio di Beccaria: “Il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile. Il fine non è altro che d’impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali”. E poi: “Il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione”.

Nel campo penale il MOV.RIN.GIU sostiene: lotta al processo indiziario, giudice di quartiere e d’intervento web, nomofilachia nel favor rei, verdetti innovativi pro deboli contro i forti, doppio grado di giudizio, diritto medicinale, separazione delle carriere, ripristino del giudice istruttore e, infine, una gigantesca rotazione dei giudici nell’unificazione di tutte le magistrature in incarichi pro tempore (giudice ordinario, giudice di pace, giudice amministrativo, giudice di quartiere e web).

Nel campo penitenziale il MOV.RIN.GIU progetta una giustizia sostituente al medioevale “diritto penitenziale” (basato sulla punizione e sulla vendetta) il nuovo “diritto medicinale”, fondato su cura, sanzioni e misure di sicurezza per la repressione dei reati con l’ausilio delle nuove tecnologie, della psicoterapeutica, e grazie all’estensione del controllo dei devianti direttamente sul territorio.

La chiave di volta della giustizia a misura d’uomo debole è che prima della giustizia dei giudici ci dev’essere la giustizia sociale nell’equa distribuzione delle risorse assicurando a ogni individuo un minimo di esistenza dignitosa a livello fisico, spirituale, culturale. E’ il principio realizzato della Fraternité, previsto dall’art. 3 2° co. della Costituzione, solo in forza del quale acquistano senso concreto la Liberté e l’Egalité.

Il GIURISTA UMANISTA E FRATERNO è il target finale del movimento al fine di realizzare una GIUSTIZIA GIUSTA.

 

Come nasce il convegno che si terrà il 17 settembre presso la Cassazione di Roma

LA CRIMINOLOGIA DINAMICA è il CAVALLO DI BATTAGLIA DEL MOV.RIN.GIU

Il MOVIMENTO PER IL NEORINASCIMENTO DELLA GIUSTIZIA (MOV.RIN.GIU –https://www.facebook.com/groups/969134863127287/), da me fondato, organizza e partecipa col biologo forense Eugenio d’Orio al Convegno presso la  Cassazione del 17  settembre  CRIMINOLOGIA DINAMICA PER UNA NUOVA ALLEANZA TRA SCIENZA E PROCESSO.

Il libro base è “TEMI DESNUDA” (VADEMECUM PER CREARE UNA GIUSTIZIA GIUSTA – Herald editore Roma 2015), curato da me  e  scritto insieme a Ferdinando Imposimato e Paolo Franceschetti, con interventi in pre e postfazione di Saverio Fortunato e Antonietta Montano. Editrice Herald di Roma.

In questo periodo alcuni eclatanti casi giudiziari (Meredith Kercher, Melania Rea, Elena Ceste, Guerina Piscaglia, Roberta Ragusa, Yara Gambirasio, Sara Scazzi, Chiara Poggi etc.) hanno portato alla ribalta degl’indiziati che continuano, pur arrestati, a proclamare la loro innocenza. La mancanza di prove certe e il fondarsi dei processi su elementi puramente indiziari hanno generato un pullulare in rete e in Face Book di gruppi contrapposti di innocentisti e colpevolisti. Un vero e proprio cult dove tutti diventano giudici, criminologi, esperti, alimentato dai media cartacei e soprattutto televisivi che dedicano, questi ultimi, il 70 % della loro programmazione alla materia noir.

Il Movimento sta girando l’Italia con una serie di convegni e altri ce ne saranno dopo quelli di Roma, Caserta, Crotone, Viterbo, Palaia-Agliati, Napoli, Milano, Verona, Lucca, Firenze dove si sono avuti interventi di addetti ai lavori, personaggi emblematici (Raffaele Sollecito, procuratore Piero Tony, avv. Giuseppe Lipera difensore di Contrada, Ronzoni amico di Bossetti), infine delle istituzioni particolarmente interessate alla costruzione di una giustizia giusta (Regione Basilicata, Provincia di Crotone, Comuni di Caserta, Palaia, Corsico, Firenze). I convegni tendono a verificare le problematiche connesse al processo indiziario dovendo preferibilmente gli investigatori mettersi alla ricerca di prove fortissime e incrociate, le quali solo fondano un processo giusto per essere certi di mettere dentro dei sicuri colpevoli e non degl’innocenti.

Al riguardo nel giugno 2000 emisi un’importante ordinanza contro il processo indiziario, a favore del processo scientifico popperiano. Fu respinta dalla Consulta ma la battaglia continua

In veste di giudice  insieme al biologo forense dott. Eugenio D’Orio, già operante presso l’Università di Copenaghen,  ho elaborato la teoria della “Criminologia Dinamica”, che ribalta il processo indiziario a favore di un processo popperiano per prove fortissime, sfruttando i più recenti background tecnico scientifici provenienti dalla ricerca. Il progetto è stato approvato anche dal direttivo della Crime Unit dell’Università di Copenhagen ed è stato presentato al Congresso di Vienna “Increasing security solving Crime”.

La teoria è stata espressa compiutamente nel mio libro scritto con  Eugenio D’Orio, CRIMINOLOGIA DINAMICA. LA VIA DI POPPER AL DNA (prefazione di Eraldo Stefani – postfazione di Massimo Pezzuti –   copertina di Maurizio Riccardi)  Nuova Editrice Universitaria – Roma 2019).

Il metodo rigoroso popperiano porta a escludere che il processo possa essere fatto per indizi essendo necessarie prove fortissime e incrociate.

Scoprire gli autori dei delitti è tutt’altro che semplice. E’ letteratura gialla che non esiste il delitto perfetto. Esiste e come! Ce ne sono tanti! E la giustizia annaspa alla ricerca di colpevoli a tutti i costi per mostrare che funzioni.

Su un’idea del professor Ferdinando Imposimato Francione ha creato la TAVOLA DELLE PROVE LEGALI. Per procedere a giudizio il giudice deve avere davanti prove, non indizi, e sono tali quegli elementi che corrispondano alla tavola da noi elaborata.

Noi dobbiamo pretendere non solo la confessione e/o la pistola fumante, perché prove forti sono anche intercettazioni telefoniche inequivocabili, testimonianze nette incrociate, percorsi ricostruiti con telecamere a circuito chiuso, marcature post delictum con microspie, sistemi informatici a prova di bomba come Mytutela per inchiodare comunicazioni incriminanti, uso di data base, di informatica e algoritmica investigative, uso delle neuroscienze,  rilievi scientifici fatti come si deve e sicuri al 100 % . Non certo come nei casi Cogne, Melania Rea, Meredith, Gambirasio. Per non parlare di Ceste dove non si sa nemmeno come è morta la donna, o Guerina Piscaglia e Roberta Ragusa di cui non si è trovato addirittura il corpo non potendosi dire se siano morte e in tal caso se siano state uccise e come e da chi.

Se non si procede per prove forti tutto quello che si può fare è innescare processi indiziari a carico di presunti colpevoli, tenendoli comunque fuori dalla prigione. Se poi gl’indizi non portano a prove, queste sì gravi precise e concordanti, il processo è fallito.

Il processo indiziario allo stato è previsto dalla legge ma è irrazionale perché di per sé crea sempre un ragionevole dubbio tant’è che in questi casi eclatanti si crea sempre il partito dei colpevolisti e quello degl’innocentisti, mancando, quindi, a monte la certezza del verdetto finale. Noi ci battiamo per far dichiarare l’incostituzionalità del processo indiziario. Anche perché contro l’espressione della norma quello che doveva essere un processo eccezionale è diventato la regola mettendosi dentro con gl’indizi il soggetto più debole e incastrandolo come capro espiatorio di turno.

In definitiva per aversi un processo giusto è necessario che il diritto si allei strettamente alla scienza rigorosa degli esperti e che diventi esso stesso scienza, operando popperianamente alla ricerca di prove fortissime e incrociate. Gl’indizi vanno ridotti sempre allo stato di mere congetture, inefficaci si non portino a prove solide tali, se incrociate. da poter giungere al medesimo risultato di fronte a qualunque sperimentatore

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